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[articolo] Olivetti, la storia dell’azienda è una metafora dell’incapacità politica nostrana

Started byzfkirone@gmail.com
First post2020-01-17 05:59 -0800
Last post2020-01-23 21:09 +0100
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  [articolo] Olivetti, la storia dell’azienda è una metafora dell’incapacità politica nostrana zfkirone@gmail.com - 2020-01-17 05:59 -0800
    Re: [articolo] Olivetti, la storia dell’azienda è una metafora dell’incapacità politica nostrana "the F.O." <f.o@forward-observer.net> - 2020-01-18 12:33 +0000
    Re: [articolo] Olivetti, la storia dell’azienda è una metafora dell’incapacità politica nostrana "the F.O." <f.o@forward-observer.net> - 2020-01-18 12:48 +0000
    Re: [articolo] Olivetti, la storia dell’azienda è una metafora dell’incapacità politica nostrana massivan <nstlva@tin.it> - 2020-01-19 01:09 +0100
    Re: [articolo] Olivetti, la storia dell’azienda è una metafora dell’incapacità politica nostrana Giuseppe³ <miaooaimATtiscaliDOTit@xxx.xxx> - 2020-01-19 12:29 +0100
    Re: [articolo] Olivetti, la storia dell'azienda e' una metafora dell'incapacita' politica nostrana AmigOS <amigos@amigos.it> - 2020-01-19 21:01 +0100
      Re: [articolo] Olivetti, la storia dell'azienda e' una metafora dell'incapacita' politica nostrana tn <tullio.nicolussi@gmail.com> - 2020-01-23 00:52 -0800
        Re: [articolo] Olivetti, la storia dell'azienda e' una metafora dell'incapacita' politica nostrana AmigOS <amigos@amigos.it> - 2020-01-23 09:54 +0100
        Re: [articolo] Olivetti, la storia dell'azienda e' una metafora dell'incapacita' politica nostrana "mousemiki" <amimicki@tin.it> - 2020-01-23 11:49 +0100
        Re: [articolo] Olivetti, la storia dell'azienda e' una metafora dell'incapacita' politica nostrana Giuseppe³ <miaooaimATtiscaliDOTit@xxx.xxx> - 2020-01-23 21:09 +0100

#51890 — [articolo] Olivetti, la storia dell’azienda è una metafora dell’incapacità politica nostrana

Fromzfkirone@gmail.com
Date2020-01-17 05:59 -0800
Subject[articolo] Olivetti, la storia dell’azienda è una metafora dell’incapacità politica nostrana
Message-ID<e4adf432-a5bd-449a-8236-b7dee9cca4d5@googlegroups.com>
https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/17/olivetti-la-storia-dellazienda-e-una-metafora-dellincapacita-politica-nostrana/

Riporto integralmente, sebbene si parli più dell'aspetto politico.
A futura memoria :D

«
Sergio Noto
Professore di Storia economica presso l’Università di Verona

Fino ad alcuni anni fa la stragrande maggioranza degli studenti di una laurea 
magistrale in economia ignorava completamente cosa fosse la Olivetti: nulla del 
passato nulla del presente, se ne parlava pochissimo e se ne sapeva ancor meno. 
Da un po’ di tempo, al contrario, i giornali ne parlano sempre di più, ricordano 
quale campione di impresa eterodossa e vincente fosse la Olivetti – una specie di 
Apple in anticipo di almeno quarant’anni, guidata da un signore molto più mite e 
più colto, ma non meno geniale di Steve Jobs.

Ma dalla fiction televisiva su Adriano Olivetti in poi, andata in onda su Rai 1, 
pare che l’ordine di scuderia sia divenuto quello di fare un santino del grande 
imprenditore di Ivrea. Con una “lieve” mancanza. Anche Walter Veltroni, tra gli 
altri, recentemente sul Corriere della Sera ha rievocato una pagina gloriosa e 
triste (come è tutta la storia dell’Olivetti), relativa alla realizzazione del 
primo computer e di uno dei suoi ideatori più importanti, quell’ingegnere cinese 
e italiano, Mario Tchou, scomparso in circostanze misteriose.

Tutto bene, uno direbbe: le conoscenze finalmente aumentano, la verità si sta 
facendo largo. Ma purtroppo non è così. In questo improvviso, nuovo storytelling, 
la vicenda dell’Olivetti infatti viene raccontata solo fino alla morte prematura 
di Adriano, dimenticando o correndo rapidi sui fatti successivi al 1960, 
culminati con la chiusura definitiva dell’ultima fabbrica (2012). Da vivo, 
Adriano Olivetti ebbe tutti contro. Solo la sua forza, le sue capacità e i suoi 
successi crescenti gli consentirono di resistere alle aggressioni, alle 
maldicenze e all’ostilità di gran parte dell’Italia che contava.

E se, come sembra sostenere Walter Veltroni, fu il governo americano a volere la 
chiusura dell’esperienza pionieristica del reparto computer e a realizzare 
l’eliminazione fisica dell’ingegner Tchou, questo aggiungerebbe ben poco alla già 
risaputa idea che l’autodafé informatico del maggiore e più forte concorrente di 
Ibm fu sicuramente appoggiato dalla politica e dall’industria italiane. Queste 
mai nascosero la loro scarsa simpatia per un imprenditore che “rosso” certamente 
non era, ma che aveva il difetto imperdonabile di additare all’Italia un modello 
rigoroso e calvinista di impresa, eversivo per le consuetudini di gran parte 
dell’imprenditoria nostrana, ieri come oggi.

In tal modo restano ancor oggi almeno 52 anni di buco nella storia dell’Olivetti 
– dalla morte di Adriano – che andrebbero approfonditi, studiati e ricordati. 
Anni ancora più rilevanti e più istruttivi dei decenni precedenti. Anni che ci 
parlano del progressivo smantellamento dell’Olivetti, di Comunità, di Ivrea, di 
Pozzuoli e degli innumerevoli prodotti del genio di Adriano, e che ci potrebbero 
dire molto di più della storia pur gloriosa ma troppo singolare dell’Olivetti nel 
secondo dopoguerra.

Infatti la storia dell’Olivetti nel dopo-Adriano drammaticamente ci parla, e 
molto, della politica italiana e dell’incapacità della nostra classe dirigente – 
attraverso l’assenza di appropriate politiche industriali – di sostenere una 
crescita che avrebbe dovuto trasformarsi in sviluppo, se avesse saputo scegliere 
la strada dell’innovazione e non quella della conservazione. Ci dice poi della 
cultura, degli intellettuali italiani, sempre più proni verso i potenti e i 
violenti, incapaci di autentiche e originali battaglie per la libertà di 
pensiero.

È una testimonianza drammatica delle corte visioni degli imprenditori, 
dell’insufficienza delle istituzioni, degli uomini e delle strutture finanziarie 
(Mediobanca in testa). È in definitiva una metafora della storia politica, 
economica e culturale del paese, di come cioè possa essere distrutto un 
patrimonio e un primato che pure eravamo riusciti a costituire. Una storia che 
varrebbe bene conoscere, almeno per cercare di non ripetere certi errori.

La storia dell’Olivetti dal 1960 al 2012, della quale appunto solo pochi hanno il 
coraggio di parlare, non è però esclusivamente la ricostruzione delle vicende 
dell’Italia contemporanea. È la fotografia della crisi presente, dell’incapacità 
di coniugare ricchezza materiale e benessere civile, dei problemi apparentemente 
insormontabili che abbiamo a diventare un paese moderno, senza perdere le nostre 
peculiarità, senza tradire le nostre radici, senza scimmiottare o farci imporre 
modelli altrui.

È la chiave per capire il nostro futuro. E forse proprio per questo meglio non 
parlarne.
»

In mezzo all'articolo ne sono linkati un paio di altri.

CYA

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#51894

From"the F.O." <f.o@forward-observer.net>
Date2020-01-18 12:33 +0000
Message-ID<qvutu1$1vja$1@gioia.aioe.org>
In reply to#51890
Nel dal 1985-1986 i baby boomers degli anni 1970s iniziarono ad arrivare 
nelle scuole superiori.

Già qualcuno aveva computer a casa (MSX, Vic20, C64, Apple ][) negli anni 
successivi i baby boomers si comprarono C64 e sopratutto Amiga ed Atari 
ST, un po' meno Apple ][ e quasi nessuno Olivetti Prodest. 

Mi ricordo che in quell'epoca, ci si chiedeva perchè la Olivetti non 
avesse un computer da offrire alle famiglie. Così come la FIAT-LANCIA-
INNOCENTI ed Alfaromeo facevano auto per tutte le tasche, per contenere 
le costose Opel, Ford, VW, Audi, BMW, AFAIR nessuno capiva perchè 
l'Olivetti ignorasse il mercato home computing.

Uscì la linea Olivetti Prodest (contemporanea o quasi all'M19). La linea 
Prodest era palesemente obsoleta, rispetto ad Amiga, Atari ST ed Apple //
gs, non supportava il Pascal, quindi era allineata ai computer 8 bit 
della generazione precedente (C64, C128, Apple ][+ ][e //c ed MSX) ma 
essendo nuovi, costavano parecchio.

Dalle riviste di settore, emergeva che Olivetti spendeva circa il 5% del 
proprio fatturato in ricerca & sviluppo applicata, mentre nel settore 
dell'informativa, il dato medio di spesa in ricerca & sviluppo applicata 
era il 15% circa.

I pingui profitti degli appalti pubblici alla p.a. e poste, finirono 
investiti in giornali ed assicurazioni, e non nel core business

A tutti gli appassionati d'informatica del tempo, era noto che l'Olivetti 
sarebbe scoppiata, perchè i suoi prodotti erano costosi, incompatibili, 
obsoleti.




-- 
-
---
I molti partiti comunisti italiani che stanno a DX, al centro, a SX
finiranno anche i denari di Draghi, il 31/10/2019

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#51895

From"the F.O." <f.o@forward-observer.net>
Date2020-01-18 12:48 +0000
Message-ID<qvuur5$406$1@gioia.aioe.org>
In reply to#51890
I primi computer a transitors e valvole ed elettromeccanici erano 
prodotti in tutto il mondo, prima del 1969.

Negli USA il mondo dell'informatica ha giovato della corsa sulla Luna. Il 
computer montato sull'Apollo era un GIOIELLO D'ELETTRONICA PER IL TEMPO. 
In un epoca in cui i computer erano grandi come stanze e c'erano 
terminali nella stanza accanto, la NASA produsse un computer portatile e 
lo piazzò dentro il LEM ed il modulo Eagle.

Un salto tecnologico incredibile!.

In USA puntarono sui semiconduttori: è italiano Federico Faggin, che però 
trovò lavoro alla Intel per il Intel_4004 perchè in Olivetti erano sempre 
fermi alle valvole termoioniche, transistors e roba elettromeccanica.

Si sviluppò poi Silicon Valley: nessuno ha impedito ad Olivetti di 
puntare su start up in Silicon Valley, oppure di comprarsi fabbriche od 
impianti di semiconduttori. Tant'è che alla Intel, ingegneri usciti si 
sono creati la MOS Tecnology (famiglia 650x) che finirono comprati da 
Commodore. C'era la Texas Instruments e la IBM e la MOS Technology, poi 
spuntò AMD e Ciryx, motherboard e chipset furono delocalizzate nei paesi 
delle tigri asiatiche. Perchè l'Italia (paese NATO, con la lira 
svalutata) non catalizzò parte degli investimenti che finirono nell'Asia?!

Sindacati comunisti e scioperi del cazzo, poi un diritto positivo 
caotico, alte tasse ed imposte e crescenti mazzette da pagare alla 
politica.

Poi dal 1980s in Olivetti ignorarono il segmento "home computing", per 
decenni hanno lasciato saccheggiare il mercato consumer da Commodore, 
Atari, Apple e quando Olivetti propose qualcosa per il mondo "home 
computing" propose un aborto: i prodest non erano compatibili ms-dos come 
M24/PC, non avevano nativamente il Pascal, erano computer ad 8 bit con 
basic ed un compilatore assembler e senza giochi e case software e 
riviste che ne parlassero.

In Olivetti i pingui profitti degli appalti di computer alla p.a. 
finirono investiti in giornali ed assicurazioni e non nel core business.

In Olivetti spendevano il 5% del fatturato in ricerca e sviluppo 
applicata, quando nel settore informatico le altre aziende spendevano il 
15%.

Era naturale che l'Olivetti scoppiasse!.






-- 
-
---
I molti partiti comunisti italiani che stanno a DX, al centro, a SX
finiranno anche i denari di Draghi, il 31/10/2019

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#51896

Frommassivan <nstlva@tin.it>
Date2020-01-19 01:09 +0100
Message-ID<r7NUF.9097$PnB.790@fx01.dcg>
In reply to#51890
> Il 17/01/2020 14:59, zfkirone@gmail.com ha scritto:

> https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/17/olivetti-la-storia-dellazienda-e-una-metafora-dellincapacita-politica-nostrana/


> E se, come sembra sostenere Walter Veltroni, fu il governo americano a volere la
> chiusura dell’esperienza pionieristica del reparto computer e a realizzare
> l’eliminazione fisica dell’ingegner Tchou, questo aggiungerebbe ben poco alla già
> risaputa idea che l’autodafé informatico del maggiore e più forte concorrente di
> Ibm fu sicuramente appoggiato dalla politica e dall’industria italiane. Queste
> mai nascosero la loro scarsa simpatia per un imprenditore che “rosso” certamente
> non era, ma che aveva il difetto imperdonabile di additare all’Italia un modello
> rigoroso e calvinista di impresa, eversivo per le consuetudini di gran parte
> dell’imprenditoria nostrana, ieri come oggi.



"massivan"

l'italia e' un paese con alta percentuale di ascari*, specialmente
piazzati in posti cardine, quindi questi "combattono" contro i
connazionali sgraditi al loro "padrone". Ci sono infiniti esempi
di "lotta criminale" contro la sinistra nel mondo da parte di
quella parte di potenti americani sinistrofobi,

*ascari

Mercanari etiopi che combattevano i connazionali al soldo dei
fascisti

Guarda questo testo, non ci sono esagerazioni propagandistiche,
ma nomi, date, luoghi e banche mafiose, che finanziavano "i
lavori sporchi" in tutto il mondo.

http://www.guardareavanti.info/GA6_Esiste_un_quarto_livello.pdf

Inoltre, incollo da un testo che mi inviarono proprio dagli
USA; cio' che accadde, sempre con nomi e date, allo sbarco
degli alleati in Sicilia.



da: "Italia strana democrazia"

1943 Febbraio:

Un gruppo di una dozzina di agenti dell'OSS reclutato tra agenti 
americani di origine siciliana, diretto da Earl Brennan, comprendente 
fra gli altri Max Corvo, Victor Anfuso e Vincent Scamporino, inizia ad 
Algeri la preparazione dello sbarco in Sicilia con la collaborazione di 
elementi di spicco della mafia italo-americana fra cui Lucky Luciano.

Agenti speciali reclutati fra gli italo-americani vicini alla mafia 
vengono infiltrati in Sicilia nei mesi precedenti lo sbarco.

Luglio:
Americani e inglesi sbarcano in Sicilia il 9 Luglio 1943. La mafia 
facilita lo sbarco e riceve, in compenso il potere locale. I mafiosi 
sono nominati sindaci (il 90% dei comuni siciliani è governato da boss 
mafiosi) assicurando l'ordine alle spalle delle truppe alleate che 
avanzano verso nord. Con tale alleanza la mafia recupera rapidamente le 
posizioni che aveva perduto con il fascismo. Si consolida anche il già 
stretto rapporto fra delinquenza siciliana e gangsterismo italoamericano.

Famosi gangster italo-americani quali Vito Genovese e Lucky Luciano si 
vedono circolare in uniforme dell'esercito americano ed esercitare 
funzioni pubbliche di rilievo nell'amministrazione alleata 
d'occupazione. Come prima "operazione speciale" dei servizi strategici 
americani in Sicilia, un gruppo degli agenti segreti di origine 
siciliana, con alla testa Max Corvo e Vincent Scamporino, sbarca 
sull'isola di Favignana per rimettere in libertà i mafiosi
imprigionati.

Max Mugnani, noto trafficante di stupefacenti, è nominato depositario 
dei magazzini farmaceutici americani in Italia.

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#51899

FromGiuseppe³ <miaooaimATtiscaliDOTit@xxx.xxx>
Date2020-01-19 12:29 +0100
Message-ID<r01eit$ujv$1@gioia.aioe.org>
In reply to#51890
Il 17/01/20 14:59, zfkirone@gmail.com ha scritto:
> https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/17/olivetti-la-storia-dellazienda-e-una-metafora-dellincapacita-politica-nostrana/
>
<cut>
> 
> È la chiave per capire il nostro futuro. E forse proprio per questo meglio non
> parlarne.

A leggere i commenti sopra, mi e' passata la voglia di commentare 
seriamente il post originale.
Penso siano la chiave per comprendere il non futuro dell'Italia.
E preferisco fermarmi qui.

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#51900 — Re: [articolo] Olivetti, la storia dell'azienda e' una metafora dell'incapacita' politica nostrana

FromAmigOS <amigos@amigos.it>
Date2020-01-19 21:01 +0100
SubjectRe: [articolo] Olivetti, la storia dell'azienda e' una metafora dell'incapacita' politica nostrana
Message-ID<dcd92f9pspk2mjqur3q292ti9743k81d7g@4ax.com>
In reply to#51890
On Fri, 17 Jan 2020 05:59:10 -0800 (PST), zfkirone@gmail.com wrote:

>https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/17/olivetti-la-storia-dellazienda-e-una-metafora-dellincapacita-politica-nostrana/
>
>Riporto integralmente, sebbene si parli più dell'aspetto politico.
>A futura memoria :D

Bhooo... ai tempi del boom dell'home computer, personal computer,
effettivamente l'Olivetti venita totalmente snobbato me compreso,
anche perché c'erano tante altre marche più appetibili, come ad
esempio "AMSTRAD".

L'Olivetti veniva visto come il computer che "se li prendono gli
uffici".

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#51916 — Re: [articolo] Olivetti, la storia dell'azienda e' una metafora dell'incapacita' politica nostrana

Fromtn <tullio.nicolussi@gmail.com>
Date2020-01-23 00:52 -0800
SubjectRe: [articolo] Olivetti, la storia dell'azienda e' una metafora dell'incapacita' politica nostrana
Message-ID<b59a9134-856c-4ff9-892b-68e52029e556@googlegroups.com>
In reply to#51900
Il giorno domenica 19 gennaio 2020 21:01:37 UTC+1, AmigOS ha scritto:
> On Fri, 17 Jan 2020 05:59:10 -0800 (PST), zfkirone@gmail.com wrote:
>...
> Bhooo... ai tempi del boom dell'home computer, personal computer,
> effettivamente l'Olivetti venita totalmente snobbato me compreso,
> anche perché c'erano tante altre marche più appetibili, come ad
> esempio "AMSTRAD".
> 
> L'Olivetti veniva visto come il computer che "se li prendono gli
> uffici".

Anche perché il prezzo non era certo popolare.
Ricordo un lavoro che feci per una ditta su un M24 in Clipper.
Vidi la fattura di acquisto: era quasi sette milioni di lire + IVA

t.

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#51917 — Re: [articolo] Olivetti, la storia dell'azienda e' una metafora dell'incapacita' politica nostrana

FromAmigOS <amigos@amigos.it>
Date2020-01-23 09:54 +0100
SubjectRe: [articolo] Olivetti, la storia dell'azienda e' una metafora dell'incapacita' politica nostrana
Message-ID<6oni2fplekl945veiroepgk5vnpesgae8e@4ax.com>
In reply to#51916
On Thu, 23 Jan 2020 00:52:25 -0800 (PST), tn
<tullio.nicolussi@gmail.com> wrote:

>Anche perché il prezzo non era certo popolare.
>Ricordo un lavoro che feci per una ditta su un M24 in Clipper.
>Vidi la fattura di acquisto: era quasi sette milioni di lire + IVA

Vero. Prezzi alti.

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#51918 — Re: [articolo] Olivetti, la storia dell'azienda e' una metafora dell'incapacita' politica nostrana

From"mousemiki" <amimicki@tin.it>
Date2020-01-23 11:49 +0100
SubjectRe: [articolo] Olivetti, la storia dell'azienda e' una metafora dell'incapacita' politica nostrana
Message-ID<r0btpj$1ser$1@gioia.aioe.org>
In reply to#51916
tn wrote:
> Il giorno domenica 19 gennaio 2020 21:01:37 UTC+1, AmigOS ha scritto:
>> On Fri, 17 Jan 2020 05:59:10 -0800 (PST), zfkirone@gmail.com wrote:
>> ...
>> Bhooo... ai tempi del boom dell'home computer, personal computer,
>> effettivamente l'Olivetti venita totalmente snobbato me compreso,
>> anche perché c'erano tante altre marche più appetibili, come ad
>> esempio "AMSTRAD".
>>
>> L'Olivetti veniva visto come il computer che "se li prendono gli
>> uffici".
>
> Anche perché il prezzo non era certo popolare.
> Ricordo un lavoro che feci per una ditta su un M24 in Clipper.
> Vidi la fattura di acquisto: era quasi sette milioni di lire + IVA
>
> t.
Questo mi fa ricordare che all'epoca levai la protezione ad uno SPIGA 
istallato su un M240 per poterlo istallare su altri computer, e lo SPIGA 
costava una decina di milioni probabilmente. 

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#51919 — Re: [articolo] Olivetti, la storia dell'azienda e' una metafora dell'incapacita' politica nostrana

FromGiuseppe³ <miaooaimATtiscaliDOTit@xxx.xxx>
Date2020-01-23 21:09 +0100
SubjectRe: [articolo] Olivetti, la storia dell'azienda e' una metafora dell'incapacita' politica nostrana
Message-ID<r0cuj6$15i4$1@gioia.aioe.org>
In reply to#51916
Il 23/01/20 09:52, tn ha scritto:
> Il giorno domenica 19 gennaio 2020 21:01:37 UTC+1, AmigOS ha scritto:
>> On Fri, 17 Jan 2020 05:59:10 -0800 (PST), zfkirone@gmail.com wrote:
>>
>> L'Olivetti veniva visto come il computer che "se li prendono gli
>> uffici".
> 
> Anche perché il prezzo non era certo popolare.
> Ricordo un lavoro che feci per una ditta su un M24 in Clipper.
> Vidi la fattura di acquisto: era quasi sette milioni di lire + IVA

Quando uscirono i PC Olivetti, il pasticcio era gia' stato fatto dai 
nostri sagaci politici e banchieri, Cuccia di Mediobanca in particolare, 
che affermarono che il core business dell'Olivetti doveva tornare ad 
essere su scrivanie e mobili per ufficio.

Questo avveniva dopo la folle acquisizione della Underwood Americana che 
si rivelo' una quasi truffa in quanto la ditta era una scatola vuota con 
prodotti non vecchi ma giurassici e di conseguenza le linee produttive e 
i brevetti.

Questo creo' una crisi di liquidita' alla Olivetti e quindi l'intervento 
di Mediobanca e della politica.
Questa sinergia tra incapaci porto' la Olivetti verso il baratro.

Tutto cio' che e' venuto dopo sono solo dettagli.

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