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Groups > linux.debian.user.italian > #49860
| From | Ceppo <ceppo@oziosi.org> |
|---|---|
| Newsgroups | linux.debian.user.italian |
| Subject | Re: [OT] - Rischio Geopolitico e Software |
| Date | 2026-01-28 11:40 +0100 |
| Message-ID | <Mib7P-dVZV-1@gated-at.bofh.it> (permalink) |
| References | <Mhtgt-ds2L-1@gated-at.bofh.it> |
| Organization | linux.* mail to news gateway |
[Multipart message — attachments visible in raw view] - view raw
On Mon, Jan 26, 2026 at 12:46:14PM +0100, Alessandro Baggi wrote: > Cosa ne pensate riguardo a questo tema? Una prima considerazione è che credo ci siano buone probabilità che in caso di sanzioni internazionali il software libero sarebbe, di fatto, tendenzialmente escluso. Purtroppo per i motivi più sbagliati: le guerre dipendono dai capricci del dio-mercato e anche per le (grosse) aziende sarebbe difficile fare a meno di parecchio software libero. Anche se venisse colpito il software libero, sul breve periodo in un certo senso il problema non si porrebbe. La parte colpita potrebbe contestare che la licenza è irrevocabile, o semplicemente ignorare la revoca, dato che tendenzialmente il software libero non smette di funzionare perché l'ha deciso lo sviluppatore o il politico di turno. Per il lungo periodo invece non fatico a immaginare "sanzioni" che vietino penalmente di contribuire al "software del nemico". A quel punto credo che i progetti più grandi potrebbero sdoppiarsi in un fork europeo e un fork non europeo (ovviamente divergenti in modo inconciliabile con il passare dei mesi), mentre parecchi di quelli medio-piccoli morirebbero per perdita di contributori. Tra parentesi, ecco una buona ragione contro le policy che chiedono ai contributori di usare il proprio nome reale. Gli aggiornamenti sono più difficili da studiare per ipotesi. Per dire: Debian è un marchio di SPI, con sede a New York, quindi in caso di sanzioni tra USA e UE potrebbe essergli vietato di "esportare" software in UE (tralasciamo per un attimo che Debian è un aggregato di software di terze parti da tutto il mondo). Ma nel mondo ci sono parecchi mirror: si potrebbe pensare a una triangolazione per cui i contributi arrivano a Debian, che poi distribuisce il software a mirror in Stati terzi e i mirror "sanzionati" lo recuperano da lì? Se non sbaglio, tempo fa la legge statunitense che equiparava la crittografia un'arma da guerra era stata elusa con un server fisicamente collocato in UE dedicato a distribuire OpenPGP fuori dagli USA. Ma un'eventuale guerra commerciale che coinvolga il software potrebbe avere anche effetti positivi: - L'UE ha lo strumento anti-coercizione, aka "il bazooka": un regolamento pensato per contrastare le sanzioni estere per influenzare le scelte degli Stati membri attraverso controsanzioni comuni. Tra le contromisure c'è la possibilità di disconoscere la tutela della proprietà intellettuale del "nemico": se ho capito bene, se venisse applicata ci consentirebbe di trattare il software proprietario estero come se fosse nel pubblico dominio. Quindi disassemblare, modificare, clonare... - Potrebbe essere la volta buona che l'UE si impegna davvero per la sovranità digitale. > A questo punto, per un'azienda/ente in EU, cosa è meglio utilizzare in > relazione a questa tematica? Difficile fare ipotesi, senza il caso concreto davanti. Niente è sicuro, ma sicuramente migrerei tutto in datacenter di fornitori 100% UE (non aziende estere con datacenter in UE, né controllate UE di aziende estere) e passerei a software libero, per quanto possibile sviluppato da comunità, più difficili da colpire che le aziende. Ovvio che non assicura niente, ma fra le possibilità incerte mi sembra quella meno incerta. Se non altro, darebbe qualche mese di tempo per escogitare soluzioni di lungo periodo anziché chiudere i battenti da un giorno all'altro. -- Ceppo https://wiki.debian.org/Ceppo Please, encrypt our messages with the key at the link above and send me yours.
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